
Ci piace ricordare sopra "il Duca", Evaldo Serpi, mentre rende omaggio ai partigiani il 1° Maggio.
È un gesto intimo e potente, che esalta la memoria nella memoria. In un tempo in cui derive revisioniste tendono a insinuare che, tutto sommato, fascisti e partigiani fossero uguali, appiattendo la Storia dietro la facile retorica delle "atrocità da entrambe le parti", coltivare il ricordo diventa un dovere civile fondamentale in quella che oggi per fortuna é una Repubblica. La memoria è l'unico anticorpo che ci impedisce di dimenticare un fatto ineluttabile: mai l'Italia sprofondò tanto nell'oblio della civiltà e nella vergogna quanto durante il ventennio fascista: una deriva culminata in abomini come la soppressione della democrazia e l'omicidio politico, le leggi razziali e la complicità nell'Olocausto, l'esaltazione del nazionalismo più becero, i crimini coloniali e la retorica della guerra permanente come risoluzione delle controversie internazionali. Ricordare non è un puro esercizio nostalgico, ma la difesa attiva delle nostre radici democratiche.
Quelli di Montalcinello, in questo senso, non sono semplici spazi geografici, ma veri e propri luoghi in cui la Resistenza continua a respirare attraverso il ricordo. Nel gennaio del 1944 vi si costituì il Comitato di Liberazione Nazionale locale, animato dal coraggio di Dario Galgani, Guido Senesi, Celestino Squarci, Spartaco Squarci, Alberto Bertini, Geraldo Bertini, Giocondo Ferri e Vittorio Fiorentini. Le loro riunioni segrete si tenevano in un edificio situato nella via che oggi porta il nome di Giacomo Matteotti. Quella casa, essendo stata un'ex locanda, offriva il nascondiglio perfetto: un dedalo di stanze comunicanti, con una profonda cantina, stalle e strategiche vie di fuga attraverso i vicoli laterali.
Questo borgo fu teatro di episodi cruciali e dolorosi, incisi a fuoco nella memoria collettiva. Il 24 giugno 1944, durante un attacco a un’autocolonna tedesca nei pressi del paese, cinque giovani partigiani persero la vita. Tra di loro c'era Ugo Mancini, appena ventenne. Il suo corpo fu trasportato a Montalcinello su un camion e impiccato a un albero di acacia dietro la vecchia scuola elementare: una macabra esposizione voluta dai soldati del Reich come monito e strumento di terrore per dissuadere la popolazione dal supportare la lotta. Eppure, quel terrore non ha cancellato la memoria. Per onorare il loro sacrificio e impedire all'oblio di cancellare i loro nomi, il paese ha dedicato quattro vie e una piazzetta a questi ragazzi, caduti a poco più di vent'anni per la nostra libertà.
Non dimentichiamo il sacrificio e la gioventù spezzata di Leonardo Dell'Aiuto (19 anni), Ugo Mancini (20), Guido Salvadori (23), Vincenzo Pulella (24) e del partigiano sovietico Ivan Costantinovic, caduti a Montalcinello per la nostra libertà.
Di seguito, i nomi degli uomini di Montalcinello che scelsero di essere partigiani; pronunciarli oggi significa riconoscere in loro i custodi della nostra Repubblica:
Bertini Raffaello
Bertini Delio
Bertini Lido
Boschetti Alfredo
Bruchi Leonardo
Chimenti Irio
Ferri Sergio
Fiorentini Elio
Galgani Lido
Galgani Vasco
Lenzi Bernardo
Serpi Fosco
Sforazzini Vitaliano
Verdiani Altero
(fonte principale: Evaldo Serpi, Vita, Lavoro, Tradizioni di una volta, Tipografia Senese, 2010)

