
Oggi abbiamo scoperto un pezzetto di storia: un’antica aia lastricata in cotto antico per la trebbiatura.
Per i nostri avi, l’aia non era solo uno spiazzo di pietra, ma il cuore pulsante dell’estate. Era il "palcoscenico" dove si lavorava il raccolto.
La trebbiatura era quel processo che serviva a separare i chicchi di grano (quelli che diventano farina) dalla paglia e dalla pula. Prima delle grandi macchine moderne, si faceva qui, a mano con i correggiati o con l'aiuto degli animali che calpestavano i covoni.
Subito dopo la battitura, arrivava il momento della spulatura. Non è un caso se queste aie si trovavano spesso, come la nostra, in punti panoramici e particolarmente ventilati. La brezza estiva era fondamentale: lanciando il grano in aria con forche e pale, il vento portava via la pula leggera, lasciando ricadere a terra i chicchi puliti. Un lavoro di precisione che dipendeva interamente dagli elementi naturali.
Ma la trebbiatura non era solo fatica. Quando il grano era finalmente nei sacchi, l’aia si trasformava in una tavolata gigante. Era il momento della solidarietà tra vicini, della condivisione del cibo e delle grandi cene sotto le stelle per celebrare la fine del raccolto.
Trovare e recuperare questi luoghi significa non dimenticare da dove viene il nostro pane. È il nostro piccolo omaggio alla terra e alla fatica di chi l’ha coltivata prima di noi, preservando la memoria di un tempo in cui il lavoro era comunità.

In questa splendida immagine, Evaldo Serpi, lo storico che con passione e dedizione ha raccontato l'identità di Montalcinello, si trova proprio in questo 'palcoscenico' del raccolto, l'antica aia per la trebbiatura. Evaldo, ha lavorato per preservare la nostra storia, affinché non dimentichiamo da dove veniamo e la bellezza delle nostre tradizioni. Per questo Montalcinello vale. Per questo torneranno le grandi cene sotto le stelle.

