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Ofelio, l’ultimo calzolaio di Montalcinello

2026-02-08 10:40

Alberto

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Ofelio, l’ultimo calzolaio di Montalcinello

Ofelio Bertini, ultimo calzolaio di Montalcinello: mani d’oro, bottega viva e cuore del paese, quando le scarpe duravano.

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Ofelio Bertini mentre lavora con il sorriso. La sua bottega non era solo un laboratorio: era un punto di incontro, un luogo dove si entrava per una suola e si usciva dopo una chiacchierata su tutto, politica, campi, tempo, vendemmie, paese. In questo era un vero montalcinellese. In bottega c’erano anche i suoi canarini, che facevano allegria mentre lui lavorava.

 

C’era una volta, e non è solo un modo di dire, un mondo fatto di mani che sapevano fare, di botteghe che profumavano di cuoio e di storie vere. A Montalcinello, quel mondo aveva il volto di Ofelio Bertini, l’ultimo calzolaio del borgo. Ma la sua storia parte da lontano.

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Tutto a destra Ottavio Bertini (padre di Ofelio e nonno di Paola) con altri calzolai tutti orgogliosi proprietari di bottega, ritratti nella loro Montalcinello (credits to Piero Chimenti per aver fornito la foto).

 

 

C’era una volta Michele Squarci, figura così importante da dare il nome alla biblioteca comunale di Chiusdino. Era il padre di Vera Ribelle (Alle barricate!!), che sposò Ottavio. Da loro nacque Ofelio, che a sua volta sarebbe diventato il padre di Paola Bertini, ancora oggi in paese, impegnata stoicamente con altri eroi, a tenere aperto l’ultimo emporio di Montalcinello, la Coop. E non è cosa da poco, in tempi in cui c’è chi preferisce fare mezz’ora o persino un’ora di macchina, tra tempo e benzina, per andare a “risparmiare” (e che risparmio!) nei grandi centri di distribuzione. E qui torna l’insegnamento dei nostri vecchi: è assurdo cercare di risparmiare su una scarpa se dopo tre mesi ne devi comprare un’altra. 
Loro lo sapevano bene, perché le scarpe si facevano per durare. E a Montalcinello c’erano persone che sapevano farle.
 

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Ofelio lavorava tanto, ma non solo nella sua bottega in Via Ugo Mancini n.4. Aveva anche le vigne al Vignolo, per farsi il vino da sé, come si faceva una volta: lavoro, terra, mani e stagioni.

E scusateci se vi pare poco se prima della Seconda guerra mondiale si potevano contare circa 30 calzolai in paese. L’arte del calzolaio era una delle attività principali del borgo: un’economia vera, fondata sul lavoro, sulla qualità, sulla fiducia. Ottavio, il padre di Ofelio, faceva il calzolaio già dagli anni ’20. Per anni lui e Ofelio girarono per il territorio, lavorando a domicilio su richiesta, portando l’arte del mestiere di casa in casa. Poi, intorno agli anni ’60, Ofelio si stabilizzò definitivamente con la sua bottega a Montalcinello.

 

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Ofelio aveva iniziato a lavorare fin da bambino. E non ha mai smesso: ha lavorato fino al 2020, praticamente per tutta la vita. Ci ha lasciati il 13 giugno 2021, a 87 anni.

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E tra un colpo di martello e un filo tirato, spesso si parlava anche di musica: Ofelio suonava la tromba sin da piccolo e la musica gli è sempre rimasta nel cuore.

Si era sposato nella chiesetta di Montesiepi come tanti di noi e faceva il calzolaio in un tempo in cui con quel mestiere si poteva portare avanti una famiglia in modo dignitoso. Un lavoro faticoso, sì, ma rispettato, necessario, vero.

In paese lo chiamavano “il Vecchio”, soprannome affettuoso come un cappotto buono. Perché certe persone, anche quando abbassano la saracinesca, restano nella memoria di tutti. 

Con Ofelio non è finito solo un mestiere: si è chiuso un capitolo della storia di Montalcinello, quando le scarpe si aggiustavano, le cose si riparavano, e le botteghe tenevano insieme le persone.

E forse, ogni volta che tradiamo l'ultimo emporio del paese, perdiamo un pezzetto di quel mondo lì. Quello dove un calzolaio poteva essere molto più di un artigiano: poteva essere un punto di riferimento, una voce, una presenza, una luce accesa ed un posto di lavoro, un pezzo di paese.  

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Ofelio al muraglione di Montalcinello durante la nevicata del 1996. Non era solo un artigiano. Era un uomo presente nella vita del paese: fece parte del consiglio della Pro Loco, fu volontario nei primi anni della Pubblica Assistenza, tra i promotori del circolo unitario e consigliere comunale nei primi anni ’70.

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