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Una ipotesi sul Palazzo e sul Castello del Comune di Montalcinello

2025-12-21 02:31

Alberto

Storia, Borgo, Rinascita, montalcinello, storia,

Una ipotesi sul Palazzo e sul Castello del Comune di Montalcinello

Non una rocca scomparsa, ma un palazzo rimasto: il palazzo di Montalcinello potrebbe essere ancora lì, in piazza.

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Tra i molti meriti dello storico Evaldo Serpi vi è quello di aver riportato alla luce l’esistenza di uno Statuto di Montalcinello (1561), grazie ai suoi instancabili viaggi tra questo sperduto borgo e la “civiltà” degli archivi storici.
Questo insieme di norme regolava i rapporti della comunità – o Comunello – già con ogni probabilità nei secoli XIII e sicuramente dal 1365 in poi, visto che una norma espressamente sancisce che Montalcinello si dovesse rifornire di sale da Siena da quel momento in poi. Per coglierne il prestigio è sufficiente osservare la cartina sottostante, nella quale Montalcinello appare proiettato tra i “giganti” del territorio: vere e proprie comete iconografiche come Montemassi, celebre non solo per il suo assedio immortalato da Simone Martini, ma anche immaginiamo come punto di riferimento per chi, da Montalcinello, “menasse e mandasse le bestie in Maremma l’anno a pasturare” lungo la via del Gabellino, come si evince dalla norma dello Statuto dedicata al Pasco e alle Gabelle.

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Non è soltanto la presenza sorprendente di una Zecca, ricordataci da Lorenzo pochi giorni fa su questo blog, a suggerire che Montalcinello fosse ben altro rispetto a un borgo marginale e dimenticato tra i boschi. A colpire è soprattutto la menzione, nello Statuto, di un castello, di una corte e di un distretto chiaramente delineati. Ed è proprio a partire da questi indizi che vorrei azzardare un’ipotesi sull’attuale palazzo della Fattoria , in cui il ristorante tornerà a ruggire dalla fine di aprile 2026.

 

Colpisce, anzitutto, un passaggio statutario che recita: «si facci alla porta di palazzo, o vero in la piazza», all’interno della norma che regolava i termini assegnati nelle cause civili. Tale formula sembra avvicinare in modo diretto il palazzo comunale alla « piazza del comune mattonata ». Nulla di sorprendente, in realtà, se si considera che normalmente il palazzo comunale (definito nello Statuto anche Casa del Comune) si trovava affacciato sulla piazza principale in molte altre realtà. È chiaro che affermare un’identificazione diretta tra l’attuale Palazzo della Fattoria e l’antico Palazzo del Comune costituisce un’ipotesi audace, tanto più considerando i profondi rimaneggiamenti subiti dagli edifici nel corso dei secoli. Tuttavia, si tratta di una possibilità tutt’altro che infondata, che meriterebbe di essere approfondita con ulteriori indagini storiche e architettoniche.

 

Per quanto riguarda l’identificazione del castello, è plausibile ritenere che a Montalcinello non esistesse una fortificazione imponente sul modello, per intenderci, di Montemassi, Frosini o Elci, così come fissate nell’immaginario collettivo. Il termine castello sembrerebbe piuttosto riferirsi a un sistema difensivo diffuso, costituito da mura castellane alle quali si appoggiavano anche le abitazioni – non a caso era vietato aprirvi finestre –, da un servizio di guardia attivo giorno e notte, da torri e da un fossato, la cui memoria sopravvive sia nell’attuale via del Fosso sia nella norma statutaria che vietava espressamente di gettarvi animali morti o di seppellirli entro cinquanta braccia da esso.

 

A questo punto entra in gioco un’altra fonte: una relazione redatta nel 1676 da Bartolomeo Gheraldini. In essa si afferma che il castello fosse di modeste dimensioni, composto da appena trentacinque fuochi, rafforzando l’ipotesi che il termine castello indicasse in questo caso una realtà “diffusa”, più che concentrata in una singola fortificazione. La relazione aggiunge che il borgo era cinto da mura e dotato di due torri. Tra gli edifici pubblici viene infine menzionato un Palazzo della giustizia: ed è lecito domandarsi se non si tratti, ancora una volta, dello stesso edificio, soprattutto se si considera che sappiamo con certezza come già in origine il Palazzo del Comune amministrasse la giustizia e per esempio fosse dotato di una catena alla quale veniva legato, per l’intera giornata, chi si fosse reso colpevole di bestemmia.

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