
La più antica testimonianza scritta del territorio
Fino ai primi secoli dopo Cristo, il territorio che oggi circonda Montalcinello appariva come un paesaggio selvaggio, impenetrabile e poco antropizzato. Boschi vergini di querce e cerri secolari, rovi e macchie. Secondo le fonti riportate dallo storico Evaldo Serpi, i primi abitanti della zona giunsero inizialmente dall’etrusca Volterra e, in seguito, dalla longobarda Lucca. I primi insediamenti del territorio, tra cui Fibbiano e Casella-Cerciano, sembrano nascere nel I secolo d.C.
Tra tutti i centri della zona, Montalcinello è il primo ad emergere dalla storia scritta prima dell’anno Mille. Le sue prime tracce documentarie risalgono al X secolo, precisamente al 918. Nessun altro insediamento circostante compare in fonti così antiche: Chiusino sarà menzionato solo nel 1134, Monticiano nel 1171, Elci nel 988, Frosini nel 1004, mentre Radicondoli e Montingegnoli appariranno nei documenti soltanto nel 1156.
Il borgo che apre la storia
La prima testimonianza scritta è una pergamena del 918, oggi conservata presso l’Archivio Vescovile di Volterra, nota come Carta di Rigonzano presso Monte Elcino. In essa compaiono i nomi di «Adelardo Episcopo, Orso e Leo fratelli, Ardrigo fu Sighelberto e Pietro Notaro», un elenco essenziale che apre una finestra sulla vita di questa comunità in età altomedievale. Il toponimo Monte Elcino, come già ricordato nell’articolo sulla geotermia, conserva nel nome la memoria delle sue origini; Rigonzano, invece, è ancora oggi il torrente che scorre lungo il versante meridionale del borgo. Proprio in questo documento sopracitato, il vescovo di Volterra, proprietario dell’intero castello, concede in affitto ad Adelardo Episcopo e ai fratelli Orsi case e terreni situati in località Rigonzano. I documenti successivi raccontano una continuità di atti di vendita, affitti e donazioni, segno di una comunità viva e strutturata. Di fatti il secondo documento, datato 943, testimonia la concessione in affitto di una casa e di alcuni terreni al signor Terentino.
È probabile che gran parte delle costruzioni dell’epoca fossero realizzate in legno e siano quindi scomparse o profondamente trasformate. Tuttavia, durante i lavori alle fognature negli anni Ottanta, vennero alla luce due antichissime buche in pietra, rotonde e profonde diversi metri: tracce silenziose di una presenza umana molto antica.

[In foto: Sergio Serpi in una delle buche]
La Montalcinello dell’alto medioevo è parte integrante del vasto patrimonio territoriale di Volterra, divenuta diocesi nel V secolo e favorita da numerosi imperatori. Si trattava di una circoscrizione enorme, estesa dai confini di Populonia fino a quelli di Arezzo. Siena, pur diventando diocesi nel 700, non esercitò inizialmente il proprio controllo su Montalcinello, che fu sottomessa al potere volterrano dal VII alla metà del XIV secolo. Con l’occupazione longobarda, all’inizio del VI secolo, vennero privilegiate le famiglie di origine longobarda come le importanti famiglie dei Gherardeschi, Aldobrandeschi, Pannocchieschi, Ardengheschi e Berardenghi; protagonisti della vita economica e politica come vescovi (anche residenti a Montalcinello come abbiamo visto in precedenza nell’articolo dedicato), proprietari terrieri, imprenditori e operatori minerari, costantemente coinvolti in contese e negoziati.
Nonostante ciò, Montalcinello non fu mai una residenza feudataria, signorile, o un centro di potere giurisdizionale e militare, pur avendo ospitato la Zecca nel XIII secolo. La sua posizione, lontana dalle principali vie di comunicazione, la tenne ai margini dei grandi flussi di eserciti e pellegrini diretti a Roma. Nonostante ciò, il borgo si dotò di cinta muraria, non per dominare ma per difendersi da briganti, compagnie di ventura e persino dai lupi che popolavano i boschi circostanti.
Riferimenti
Fonte: Serpi E., “Montalcinello – Storia e vita di un borgo toscano”, Siena, 1994.
Fonte: Serpi E., “Montalcinello: Origine e vicende di una comunità”, 1997.
Fonte: Serpi E., “Lo Statuto di Montalcinello”, Siena, 2007.
